Bullwinkle Part II / The Centurians
E NON CHIEDERE MAI “PERCHE’” (TI RENDE UN ESSERE UMANO)
-Non credo che ci sia una spiegazione. / -Senti, tu sei mio amico e ti voglio bene. Questo non ti esula dal rispondere alle domande. / -Non dire “esula” quando parli con me. La storia è semplice e facile. Tu ti sei raddrizzato e io mi sono storto. Questo non implic… cazzo, questo non vuol dire che abbiamo litigato. / -Prima. / -Prima quando? / -Quando eravamo piccoli. / -Quindi prima vuol dire “ora”, nel caso specifico. / -Ora, prima, insomma… vaffanculo. La mia domanda è questa: prima uno dei due si sarebbe offeso per non esserci sentiti per tanto tempo. Oggi, no. Vuol dire che non siamo più amici? / -No cazzo, no. Tutti a tirare le considerazioni sui massimi sistemi. Il sollazzo dell’uomo bianco. Ora, chi di noi due avrebbe dovuto alzare il telefono? Io, fatto fino alle pupille, o tu, razza di idiota che non avevi la minima idea di dove fossi andato a finire? Eh? / -Saremmo dovuti rimanere in contatto. Avresti potuto mandare lettere. / -Ehi, hai presente, uh? / -Perchè? / -Quanto dura questo chiarimento? / -Vado pisciare dietro quella statua equestre di Maria Teresa di Calcutta. / -Perchè?
NEL PARCHEGGIO DI UN MOTEL
Non c’è un motivo in particolare. Di notte, con le sigarette che hanno un sapore di nostalgia e tornano indietro sensazioni antiche. In auto, davanti, gli Stati Centrali: grandi spazi e una sorda tendenza alla violenza. Non c’era nessuno a cui mentire la mattina dopo. C’era un fremito di inquietudine, un brivido attraverso lo stomaco, il cuore, fino alle mani. Gli Who suonano da dentro un’autoradio, le note si smarriscono via una dopo l’altra, spinte away dalle nostre distrazioni. Il clima tiepido e la notte piena di stelle, ma senza luna. Silenziosa. Non è una notte qualunque, sentine l’odore. Una notte che già conosci. L’hai incontrata, per la prima volta, quel tipo di serata, quando avevi appena quindici, sedici anni, forse diciassette.

DIARIO DEL VIAGGIO SU PEZZI DI CARTA. NON VENDEVANO MOLESKINE, O IO NON LI HO VISTI
“Da New York a Philadelphia, fino a Washington D.C., sono 360 kilometri, e da lì fino a Pittsburg sono altri 400 kilometri. Se si prende la statale verso nord, si arriva fino alle Cascate del Niagara, dalle parti di Toronto. Secondo la guida della Hertz “la cosa da evitare assolutamente è…” Il resto rimane intellegibile, a causa di una macchia violacea sul pezzo di carta, comunque grande come un pacchetto di sigarette. Ho conservato con cura tutti i pezzi di carta che sono qui costretto a definire “il mio diario”.
PENNSYLVANIA
“La Pennsylvania ha il primo zoo della nazione e un nome che parla di luterani e vampiri, suggestioni slave e industrie inquinanti. In Pennsylvania puoi mangiare i panini alla merda più gustosi di tutto l’emisero boreale, e ogni band rock che si rispetti ci deve suonare quando ha smarrito la via di casa. A Pittsburg ci suonarono i Pearl Jam nel 98 o giù di lì. Lo so perchè non mi faccio gli affari miei. A Pittsburg ci si è fatti una foto sotto un cartello stradale, perchè troviamo kitch che gliene abbiano dedicato uno, alla città. Il desiderio segreto: andare a vedere l’Houdini Museum. E’ l’unico edificio del mondo dedicato al mago. Subisci la suggestione del luogo e del personaggio. Siamo è incantati dal maghetto. La Pennsylvenia è piena di parchi naturali. Nel bel mezzo del Lakemont Park, in cui ci siamo ritrovati perchè abbiamo sbagliato strada, mi sono fatto una pera. Ho sentito Bill che pregava tutti i Santi. Penso agli ornitorinchi dello zoo. Tra di loro si nasconde Houdini, celato da un abile travestimento. Stanotte voglio andare lì e fargli saltare le cervella. Esci da questo, se ci riesci, mago del cazzo.”

OHIO
“Ohio è una canzone di Neil Young.”
“Siamo a Youngstown. Non facciamoci ingannare dal nome. Lasciamoci ingannare da quello che ha detto il rinsecchito assistente bibliotecario che abbiamo importunato, dentro l’ennesima tavola calda (siamo qui da 4 giorni, abbiamo già mangiato in 342 tavole calde, secondo i miei calcoli): questa città verrà per sempre associata al malessere generato dal collasso del settore delle manifatture dell’acciaio. Lo ha detto anche Bruce Springsteen. E cosa siamo noi, se non europeucci da quattro soldi per contraddire lui, che ha tutti quei muscoli?”
“Bill è un radical-chic. Ha portato noi bourgeois fuori strada solo per vedere questa Akron, il posto che la Goodyear ha reso “The Rubber Capital Of The World”. Mi viene tanto da vomitare. Questo posto si chiama come un pianeta di Guerre Sterrali, o di un libro di Asimov che ho letto da piccolo. Da piccolo la gomma era fica. Ora fa schifo. Comunque sono felice: questo è il posto dove la Goodyear ha costruito i famosi dirigibili pubblicitari. Gli Stati Uniti non sono un bel posto. No. No. No.”
“Cleveland. Non sto affatto bene. Questo lo so. Spero che Superman arrivi e ci trasporti subito fino in California. Gli spettri dei supereroi rendono questo posto ancora più ancorato per terra. Le fondamenta dei palazzi si infiltrano nel terreno per chilometri, come radici di un tumore di cemento. Lo senti. Lo vedi. Le tombe degli indiani non ci sono, qui.”
“E’ antiestetico chiamare un posto che si trova in Ohio con un nome latino come “Toledo”. E’ una contraddizione insopportabile. Ormai sono sempre sul punto di vomitare, o piangere. Non conosciamo nessuno. L’unico essere umano che abbiamo avvicinato era un benzinaio. Sento che mi sto per spezzare. Mi è bastato sapere che questo posto è anche chiamato The Glass City. Ho incubi orrendi, in cui intere parti del mio corpo vanno in mille pezzi. Voglio sbriciolarmi? Voglio riflettere la luce? Voglio essere un liquido così viscoso da sembrare solido? Nessuno vuole essere il vetro, qui, ora. Bill mi guarda.”

Fw>> / dopo i pasti, a stomaco vuoto /
INDIANA
“Bill è tornato per me. Un pò di piacere. Un pò di calore. Un pò di morte. Lo stesso brivido che hai quando vieni a scoprire informazioni riservate. La stessa identica sensazione. Bill sa che mi piace infilare la testa nei posti e curiosare, mi da la sensazione di guardare senza essere visto. Ecco Bill. Ha buttato il deplian. Mentre dormivo, mentre sognavo qualcosa deve essere andato male. Bill mi stringe tra le braccia, io mi rintano in un angolo della stanza. E’ l’acchiapparella della pietà. Mi ha tranquillizzato leggendomi lentamente il deplian. Dovevo sembrare buono da fuori, perchè l’ha riletto e l’ha riletto, finchè tutti i nomi sono diventati incubi di vermi e decadenza. Dovevo sembrare buono. Ma dentro stavo morendo di paura. Larry Bird, John Mellencamp, Michael Jackson, Don Larsen, David Letterman, Axl Rose, David Lee Roth, & Scott Rolen. Sono zombie. Sono pieni di piaghe. Vogliono portarmi giù con loro.”
“Ora è finita. L’Indiana è spettrale, ma ne siamo fuori.”

ILLINOIS
“Joliet, Joliet, Joliet. Non è un nome incantevole per un carcere? I am Jake. I am Juliet Jake from the Blues Brothers Motion Pictures. E’ una figata. So il film a memoria. Ho visto gli ingranaggi. Ho riconosciuto il ponte sotto il quale Jake Blues fa la faccetta a Carry Fischer. Un bambino sta seduto davanti alla televisione. Guarda e riguarda il film. Volevo essere Juliet Jake. Voglio esserlo tutt’ora. Non voglio morire in alcun modo. Phyllis Reynolds Naylor / pezzi della mia infanzia giacciono su tutto il territorio degli Stati Uniti, protetti dal Primo Emendamento & dai Diritti degli Stati / The Agony of Alice Alice in Rapture Sort Of Reluctantly Alice All But Alice / Alice in April / Alice In Between / Alice the Brave / Alice in Lace Outrageously / Alice Achingly / Alice The Grooming of Alice / Alice Alone Simply / Alice Patiently / Alice Including Alice / Alice on Her Way / Alice in the Know / Dangerously Alice / Deduzione: Alice sono io. Quindi non posso morire.”

OIWA
“Dì oiwa, dillo tre volte e un capo indiano farà piovere pezzi di cadavere in testa allo sceriffo. Dì oiwa, popola il posto di bifolchi e ammazza tutti i nativi. Dì oiwa.”
“Des Moines. Des Esseintes? Per il momento solo un rumore. Una pistola a tamburo che si carica, tre bozzoli esplosi, una sola pallottola per John McLane. Inventati qualcosa per tirare giù quell’elicottero, mcleeeein, guarda: “scappano come scarafaggi dalla luce”. Ora: dov’è Des Esseintes? Sta bene, Des Esseintes? Ci sono possibilità che lo incontri, sta notte, a demuàn? Bill non me lo dirà mai. Bill dice che qui Ronald Reagan ha lavorato come disc jockey. A demuàn. Sono informato.Thomas M. Disch era di qui. Il Prigioniero in tv nei sabato notte. Se ti sbrighi riesci a beccare la fine. Come il Prigioniero: come sono finito qui? Ricordo che ero riuscito a scappare, ma non mi ricordo come. Mi hanno catturato di nuovo. Ecco il nuovo Villaggio. Bill. Voglio stare nel Villaggio o voglio scappere di nuovo?”

NEBRASKA
“Bruce Springsteen… perchè non sei mio amico? Diciamo che sei forte. Diciamo che i tuoi denti brillano di notte. Diciamo che i tuoi muscoli picchiano la tua chitarra. Diciamo che rendi tutto facile. Diciamo che mi piaci, ma che non sei mio amico.”
“Tamburi di guerra. Grandi rimbombi di lance sull’asfalto. Guarda la tribù nera, portano grandi “X” bianche sugli scudi. Il loro capo è morto ammazzato. Sono incattiviti. Guarda la tribù bianca. Svastiche deformate in stelle da sceriffo e cheesburger all’odio nello stomaco. Loro ammazzano i loro capi, ogni tanto. Sono cattivi. L’Omaha Race Riot è un episodio della più grande guerra tribale mai combattuta. La mamma di Marlon Brando sta in veranda, scopa Henry Fonda su una sedia a dondolo. Il fucile a pompa è lì che aspetta. Tamburi di guerra. Sullo sfondo Fred Astaire improvvisa dei passi di danza e canticchia: “vi abbiamo rubato ogni singola cosa che avevate, negri“. Rimbombi di guerra. Rimbombi riottosi. E’ uno scontro etnico. E’ l’apocalisse. E’ l’armageddon. E noi ci siamo capitati in mezzo. Sbircio dalla finestra del camera. Scosto le tendine. Occhio di lince. La strada è vuota. E’ un inganno. E’ una tattica di guerriglia. La strada è piena. Tribù guerriere. Da che parte stai?”

Lincoln / Grand Island / North Plate / WYOMING / Laramie / UTAH / Salt Lake City / NEVADA / Elko / Reno
Tutte la pagine, i fogli, su tutti questi posti, sono rimasti infilati dentro una bibbia dei Gedeoni in un motel di Reno. Li ho dimenticati quasi di proposito, e quando ho pensato di tornare indietro a riprenderli, non siamo riusciti a ritrovare quel posto, nè a ricordarci il nome, a cui non avevamo badato.
CALIFORNIA, Monterey
“Ecco la costa ovest. Ecco la casa californiana. Un posto di legno davanti all’Oceano. Era una villetta coloniale a due piani. Il vecchio giuramento: il primo che fa i soldi, la compra. Volevamo che fosse nostra. Nessun estraneo avrebbe dovuto metterci piede. In tre mesi, anni prima facemmo amicizia con un ragazzo newyorkese che era in vacanza da quelle parti. Si faceva chiamare Wiz. Ci raccontava le sue storie. La sua famiglia era andata in pezzi. Noi vivemmo la storia in diretta. Quando decise di andarsene di casa gli suggerimmo dove poteva rintanarsi: era andato a vivere a Monterey. In esilio, reduce, rifuggiato. Occupò abusivamente la villetta.”
“Wiz ormai da anni viveva sulla spiaggia, con Baudelaire e un pacchetto di sigarette. Aveva forse qualche anno meno di me, ma aveva recuperato lo svantaggio rapidamente, maltrattandosi come solo lui sapeva. Lo ricordavo pallido e magrissimo come un vecchio pescatore, con i capelli neri e lunghi e fitti. Il volto ossuto era coperto da una lanugine nera, testimone dell’ incompatibilità di Wiz con i barbieri della zona, latini e loquaci. Wiz viveva sulla spiaggia. Aveva tagliato i ponti con tutto. Era quasi un selvaggio. Suo nonno, praghese o polacco che fosse, era diventato ricco all’inizio del secolo. Non usò mai la sua ricchezza per via della sua religione e quando morì silenzioso e felice lasciò a suo figlio il patrimonio intatto. Il figlio, che ebbe una vita meno magica del padre, ma era bravo in borsa, moltiplicò l’abbondante e misconosciuto capitale. Poi qualcosa in casa di Wiz cominciò a non funzionare. Wiz ci tenne per ore al telefono. Noi ascoltavamo. Capivamo che non aveva nessuno. Temevamo che si impicasse o qualcosa del genere: la sua famiglia era stata tutta una bugia. Invece Wiz, cheto cheto se ne andò a Monterey, in California. E così noi, dopo molto tempo, lo raggiungemmo.”

TITOLI DI CODA
Luca
for white pellican ltd courtesy
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- Pubblicato:
- ottobre 6, 2009 / 12:35 am
- Categoria:
- Walw-ian
- Tag:
- road to ruin, rotten, routes


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